Anche il disastro ha una forma
Un foglio visionario in cui il paesaggio cede alla furia degli elementi e la natura rivela il suo volto più inquieto e smisurato.
ART PILL
7/6/20262 min read


In Una tempesta, Leonardo affronta la furia degli elementi non come semplice fenomeno atmosferico, ma come potenza totale. Il foglio è piccolo, poco più di un A3, ma l'immaginazione che contiene è immensa: nuvole dense, venti personificati, alberi piegati, cavalieri travolti, acqua che corre, materia che cede. Tutto sembra spinto da una forza superiore, come se il mondo fosse colto nell'istante in cui perde la propria stabilità.
La scena non ha la chiarezza ordinata di un racconto. Non siamo davanti a un paesaggio da contemplare con distanza, né a un episodio facilmente leggibile. Leonardo costruisce un'immagine vorticosa, dove aria, acqua e terra non restano più separate. La montagna si sfalda, il vento piega gli alberi, la pioggia diventa massa, i corpi umani appaiono minuscoli, vulnerabili, quasi senza difesa.
Eppure il disegno non è caotico, e la sua grandezza sta esattamente qui: Leonardo osserva il disastro con l'occhio di chi vuole comprenderne le leggi. Anche mentre rappresenta la rovina, resta uno studioso della natura. Le curve delle nubi, le traiettorie del vento, la caduta dei detriti, i mulinelli dell'acqua — tutto è registrato con una precisione mentale che trasforma la tempesta in struttura. È lo stesso sguardo con cui aveva studiato il volo degli uccelli e il moto dei fiumi, applicato ora alla dissoluzione di ogni cosa.
Questo foglio non è isolato. Appartiene alla serie che gli studiosi chiamano i Diluvi: una decina di disegni realizzati negli ultimi anni di vita, quando il tema della catastrofe naturale diventò per Leonardo un'ossessione ricorrente. Vi tornò più volte, come si torna a una domanda a cui non si trova risposta. Non è soltanto paura della fine: è meditazione sull'impermanenza. La natura, che per tutta la vita aveva studiato come macchina meravigliosa, qui mostra il volto opposto — non crea soltanto forme, ma le dissolve.
La presenza dei cavalieri rende la scena ancora più intensa. L'uomo non domina più il paesaggio: ne subisce la forza. La tempesta riduce ogni gesto eroico a fragilità, e non resta misura umana capace di contenere ciò che accade. Eppure proprio da questa sproporzione nasce una bellezza severa, quella di ciò che ci supera.
C'è qualcosa di commovente, in questi fogli tardi. L'uomo che aveva passato la vita a misurare il mondo — a scomporlo in proporzioni, ingranaggi, anatomie — negli ultimi anni si mette a disegnarne la fine. Non con disperazione, però, e non con rassegnazione: con la stessa attenzione febbrile di sempre. Come se anche l'annientamento fosse un fenomeno da capire, l'ultimo problema rimasto aperto.
Guardare questo foglio significa entrare in una visione in cui il mondo non è pacificato, ma vivo fino all'estremo. Leonardo ci ricorda che la natura non è soltanto armonia, proporzione, equilibrio. È anche energia, frattura, mutamento. La tempesta diventa così una lezione dello sguardo: invita non a fuggire il disordine, ma a riconoscerne la forma nascosta.
Art Pills è la rubrica di Art & Joy.
Leonardo da Vinci A Tempest (Una tempesta), c. 1513–18, Gesso nero, penna e inchiostro bruno, acquerello bruno su carta, 27 × 40,8 cm, Royal Collection, Windsor

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