La Buona ventura

Un incontro in strada, due sorrisi, un contatto di dita. Ma sotto la superficie, qualcosa sta accadendo.

ART PILLLA DONNA SECONDO CARAVAGGIO

7/30/20262 min read

Un ragazzo elegante, vestito scuro, porge la mano a una giovane chiromante. Lei gliela prende per leggergli il fato e lo guarda negli occhi con un sorriso a metà tra la dolcezza e qualcos'altro. E mentre lui si perde in quella promessa, lei gli sfila l'anello.

A guardarlo rapidamente non si nota. Non c'è violenza, non c'è brutalità, non c'è alcun segnale che avverta di ciò che sta accadendo. Solo due mani che si toccano e un gesto talmente esperto da essere divenuto invisibile. Caravaggio dipinge il furto nell'unico modo in cui i furti riescono davvero: senza farlo vedere.

Ed è qui che il quadro rovescia tutto. La ragazza non è santa né penitente, non è eroina biblica né madre divina. Eppure è lei a condurre il gioco, a tenere in mano il momento, a decidere come deve andare a finire. Il giovane, che nell'ordine delle cose dovrebbe essere il protagonista, sorride incerto e non capisce.

Il gesto poggia tutto sulla fiducia. Il furto riesce perché il ragazzo ci crede, e ci crede perché il futuro lo incuriosisce più di quanto lo insospettisca la mano. L'indovina non deruba con la forza: sfrutta il desiderio dell'uomo, e in quel desiderio infila la mano. Gli sta descrivendo il futuro mentre in realtà glielo sta cambiando.

Di questa scena esistono due versioni, dipinte a pochi anni di distanza. Nella prima, del 1593-1594, il contrasto tra i due volti è netto, quasi caricaturale. Nella seconda — questa — del 1596-1597 l'inganno si fa più sottile: la scena si asciuga, i gesti si confondono nella naturalezza di una conversazione, e il furto sparisce quasi del tutto dentro il dialogo. Come se Caravaggio avesse capito, nel frattempo, che la forza stava tutta nello sguardo incrociato dei due.

Quelle veggenti, del resto, lui le conosceva. A Roma erano parte del paesaggio: stavano nelle piazze, osservavano gli uomini, li seducevano e a volte li alleggerivano. Le incontrava negli stessi vicoli dove viveva anche lui, di espedienti e di prestiti.

Quello che resta, alla fine, è una questione di potere. Non quello dichiarato, che l'epoca riservava ai soli uomini, ma un altro più antico e più sottile: il potere di capire chi si ha davanti. La ragazza all'apparenza non possiede nulla e certamente non è abbiente. Ha soltanto la capacità di leggere una faccia, e in quel pomeriggio tanto basta.

Il quadro non giudica. Nessuna morale, nessun castigo annunciato, nessun dito puntato contro alcuno dei due. Solo un istante in cui una persona sa e l'altra no.

E il ragazzo, quando se ne accorgerà, sarà già tornato a casa.

Art Pills è la rubrica di Art & Joy.

Michelangelo Merisi da Caravaggio La buona ventura, 1596-1597 ca., Olio su tela, 99 × 131 cm, Musée du Louvre, Parigi

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