Il paradiso inventato
In fuga dall'Europa, Gauguin cerca a Tahiti una felicità più semplice e la reinventa a colori.
ART PILL
6/22/20262 min read


Paul Gauguin Arearea (Allegrie), 1892, Olio su tela, 75 × 94 cm, Musée d'Orsay, Parigi
Arearea, in lingua tahitiana, significa "allegrie", "divertimenti", il piacere di stare al mondo senza secondi fini. Gauguin dipinge quest'opera nel 1892, durante il suo primo soggiorno a Tahiti, dove era fuggito da un'Europa che sentiva malata di industria e di regole, in cerca di una terra ancora intatta e di un modo di vivere più vero. Il quadro è la sua risposta: un'immagine di pace, calda e immobile, di una felicità che credeva perduta in Occidente.
La scena è di una semplicità disarmante. Due donne sedute in primo piano, una delle quali suona un flauto. Un albero che taglia la tela in verticale. E in basso, un cane rosso, di un rosso acceso, arbitrario, che quando il quadro fu esposto a Parigi provocò più di un sarcasmo tra i critici abituati a cani del colore dei cani.
E proprio quel cane è la rivoluzione di Gauguin. Il colore non serve più a descrivere le cose come sono, serve a dire come queste ci fanno sentire. Il cielo sparisce completamente, e al suo posto: fasce di colore puro - verde, giallo, rosso - che costruiscono l'immagine come un arazzo, piatto e sognante.
Sullo sfondo, più piccole, alcune figure danzano attorno a una grande statua, in un rito immaginario. Gauguin non dipinge Tahiti com'era davvero: la reinventa. Ingrandisce un piccolo idolo maori fino alle dimensioni di un Buddha, inventa cerimonie, costruisce una Polinesia arcaica e ideale che è più desiderio che documento. È un paradiso dipinto, e come tutti i paradisi esiste soprattutto nella mente di chi lo cerca.
Sotto la superficie serena corre allora una malinconia sottile. La felicità che il quadro racconta è autentica e insieme irraggiungibile: è la pace di un altrove che possiamo ammirare ma non abitare davvero. Somiglia a ciò che proviamo quando viaggiamo in terre lontane e crediamo, per un istante, di aver trovato un modo più giusto di esistere, pur sapendo, in fondo, che quella serenità non è del tutto nostra.
Nel febbraio del 1895 Gauguin mise all'asta le proprie tele all'Hôtel Drouot per pagarsi il ritorno ai mari del Sud, dove sarebbe rimasto fino alla morte. Arearea la ricomprò lui stesso. Non aveva dipinto Tahiti, in fondo: aveva dipinto il proprio sogno di felicità. E quello non voleva venderlo a nessuno.
Art Pills è la rubrica di Art & Joy.

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