Il giorno che sembrava notte
Una commissione di routine, trasformata in capolavoro dalla disobbedienza di un pittore.
ART PILL
6/29/20262 min read


Rembrandt van Rijn De Nachtwacht (La ronda di notte), 1642, Olio su tela, 363 × 437 cm, Rijksmuseum, Amsterdam
Cominciamo da un equivoco. La ronda di notte non è una ronda, e soprattutto non è di notte. Il titolo con cui la conosciamo tutti nacque alla fine del Settecento, quando strati di vernice ingiallita e sporco avevano ormai incupito la tela al punto da far credere che la scena si svolgesse dopo il tramonto. Ripulita nel Novecento, l'opera ha mostrato quello che era sempre stata: una scena in pieno giorno. Ma ormai il nome sbagliato aveva fatto carriera, e non c'è stato verso di ostacolarlo.
Il titolo vero, quello ufficiale, è una filastrocca burocratica: Compagnia di milizia del Distretto II sotto il comando del capitano Frans Banninck Cocq. Perché di questo si tratta: un ritratto di gruppo commissionato da una compagnia di guardie civiche, cittadini benestanti che pagarono ciascuno la propria quota per essere immortalati. All'epoca era un genere codificato e piuttosto ordinario: schiere di uomini in posa, uno accanto all'altro, tutti ben visibili, tutti allineati come in una foto di classe.
Rembrandt fa qualcosa di inaudito. Prende quelle regole e le fa saltare. Invece di una fila statica, dipinge un istante: la compagnia che si mette in marcia, esce da un portone, si dirige verso di noi. C'è chi carica il moschetto, chi alza la bandiera, chi batte il tamburo, chi grida un ordine. Un cane abbaia, una lancia taglia l'aria in diagonale, le picche si incrociano sopra le teste. Tutto è movimento, disordine apparente, energia trattenuta a stento dentro una tela di tre metri e mezzo per quattro e mezzo.
Poi c'è la luce, usata come un faro da palcoscenico. Cade violenta sul capitano vestito di nero al centro, sul luogotenente in veste dorata accanto a lui, e su una bambina bionda che attraversa la scena portando alla cintura una gallina morta: gli artigli dell'animale sono l'emblema degli archibugieri, ma chi sia lei resta un mistero. È l'unica figura del quadro a non avere un nome. Il resto della compagnia sprofonda nella penombra, alcuni volti si scorgono a malapena. Fu una scelta coraggiosa e finanche sfacciata: alcuni committenti avevano pagato come gli altri, ma nel quadro finale si ritrovarono in secondo piano, quasi del tutto nascosti.
Rembrandt rifiuta di essere un semplice esecutore, di consegnare il prodotto che gli era stato ordinato. Sceglie invece di fare un quadro, non un elenco: di sacrificare la vanità dei singoli alla forza dell'insieme. Trasforma un adempimento contrattuale in una scena da palcoscenico, e un gruppo di notabili in un'immagine che pulsa di vita.
Quattro secoli di storia hanno segnato profondamente la tela. Nel 1715 fu ritagliata su tutti i lati per farla entrare in una nuova sala, perdendo per sempre alcune figure; nel 1911 sopravvisse a un colpo di coltello, protetta paradossalmente proprio da quello spesso strato di vernice che le aveva regalato il nome sbagliato.
Oggi la Ronda di notte è al Rijksmuseum ciò che la Gioconda è al Louvre: un'immagine che milioni di persone attraversano il mondo ogni anno per vedere. E ciò che le vale quel posto non è la fama, ma un gesto di libertà: un pittore che, avendo ricevuto l'ordine di mettere in fila delle persone, ha preferito infrangere le regole e farle camminare.
Art Pills è la rubrica di Art & Joy.

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